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L'amore ai tempi del colera

Last Update: 4/27/2008 5:57 PM
12/7/2007 5:36 PM
 
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Al cinema dal 21 dicembre



Regia di Mike Newell
Tit. orig. "Love in The Time Of Cholera"
USA, 2007
Cast:
Javier Bardem
Giovanna Mezzogiorno,
Benjamin Bratt,
Catalina Sandino Moreno,
Hector Elizondo,
Liev Schreiber,
Fernanda Montenegro,
Laura Harring,
John Leguizamo

Durata: 138'

Tratto dal romanzo di Gabriel Garcìa Marquez, è la storia di un triangolo amoroso ambientato nel Sud America a cavallo fra fine Ottocento e gli anni '40. Bardem è Florentino Ariza, il poeta e uomo d'affari che, segretamente innamorato della donna più bella della Colombia, Fermina Daza (interpretata dalla Mezzogiorno), moglie del dottor Juvenal Urbino (Bratt), attraversa pazientemente oltre mezzo secolo prima di realizzare il suo sogno d'amore. E come il romanzo omonimo parla dell'attesa e del desiderio, sono occorsi ben tre anni per convincere lo scrittore colombiano a vendere i diritti d'autore per trarre un film dal best-seller, girato dal regista inglese di "Quattro matrimoni e un funerale" a Cartagena.

Due i filoni di discussione possibili: l'amore in età matura e - immancabile - la mancanza di sceneggiature originali a Hollywood.



Edited because l'immagine non compariva.
[Edited by ActiasLuna 12/7/2007 5:38 PM]
12/8/2007 6:05 PM
 
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Il romanzo di Marquez appartiene al ciclo meno notevole, della produzione letteraria dell'autore.
Un libercolo intriso di banalità dolciastre e personaggi dal piattume che ricorda qualcuna delle opere di L.Tubani, che tormentano ancora i miei più neri incubi.
Il film, partendo da questo deterrente presupposto, unisce ad esso la regia di un pacchiano autore di commediuole inglesi.
Infine la nefasta presenza di Gustavo Hadba, nei panni dell'operatore alla telecamera, affossa questo film già prima di doverlo visionare.
Chi come me ha ancora i brividi al basso ventre per i movimenti di telecamera in Orfeu, capirà.
12/8/2007 7:13 PM
 
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Abbiamo già la pars destruens: quindi c'è già qualcuno che propende per il secondo filone argomentativo e cioè che non solo mancano script originali a Hollywood, ma si scelgono trame nell'ambito della produzione letteraria meno interessante. Grazie per il primo contributo.
12/10/2007 4:14 PM
 
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Ben trovati amici! Mi piacerebbe dire la mia...

Non conosco il film, ma conosco il libro e ritengo che sia un romanzo di grande poeticità. Non sono d'accordo con l'idea che sia un "filone minore" dell'autore, o che la storia si limiti a parlare di "amori in epoca matura", sarà perchè io l'età matura l'ho raggiunta da un po', ma ritengo che "l'amore ai tempi del colera" sia innanzitutto un romanzo di attesa. Attesa non solo amorosa, ma una sorta desiderio di incanalarsi con il flusso stesso della vita, uno scorrere leggero.
E poichè l'amore è forse il più grande mistero della vita e la saggezza dell'attesa può giungere solo con la maturità , poichè alla giovinezza si associa solitamente uno struggimento impulsivo, ecco che "l'amore ai tempi del colera" diventa il racconto che conosciamo.

Non è certo uno scritto meno impegnato,poichè parlare di vita, prima che d'amore, e di attesa e farlo con la pazienza poetica che solo la sensibilità degli artisti può dare, non è certo roba da filoni di serie b.

Carla J.
12/10/2007 4:56 PM
 
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Grazie per il punto a vantaggio.

Domanda: la narrazione dell'attesa di un amore "capace di pazientare (...) per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese” può coinvolgere l'uomo moderno ed il fast food dei sentimenti?
12/10/2007 5:02 PM
 
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Re:
CharlotteJ, 10/12/2007 16.14:

Ben trovati amici! Mi piacerebbe dire la mia...

Non conosco il film, ma conosco il libro e ritengo che sia un romanzo di grande poeticità. Non sono d'accordo con l'idea che sia un "filone minore" dell'autore, o che la storia si limiti a parlare di "amori in epoca matura", sarà perchè io l'età matura l'ho raggiunta da un po', ma ritengo che "l'amore ai tempi del colera" sia innanzitutto un romanzo di attesa. Attesa non solo amorosa, ma una sorta desiderio di incanalarsi con il flusso stesso della vita, uno scorrere leggero.
E poichè l'amore è forse il più grande mistero della vita e la saggezza dell'attesa può giungere solo con la maturità , poichè alla giovinezza si associa solitamente uno struggimento impulsivo, ecco che "l'amore ai tempi del colera" diventa il racconto che conosciamo.

Non è certo uno scritto meno impegnato,poichè parlare di vita, prima che d'amore, e di attesa e farlo con la pazienza poetica che solo la sensibilità degli artisti può dare, non è certo roba da filoni di serie b.

Carla J.


Analisi lucida, ma fallace e deviante.
Il romanzo affronta temi più grandi di se, in un peripatetismo che confonde, disorienta e sfibra il pensatore, cibando di zuccherini i lettori della Domenica.
Un manifesto della banalidad y trivialidad.


12/10/2007 5:03 PM
 
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Domanda da un milione di dollari!
In realtà non credo che ci siano risposte...

Come ogni opera letteraria si propone uno spunto di riflessione, sta poi alla persona trovare la risposta, una risposta che differisce dall'indole e dalle esperienze personali.

Più che un invito a trascorre notti in attesa amorosa questa storia ci propone, più che altro, di valutare l'attesa, ovvero di "pensarci su". In definitiva ci propone di riflettere su quanto valore possiamo dare all'attesa. I commenti, negativi o positivi, appartengono alle grandi risposte che cerchiamo nella vita e che possiamo trovare (a volte con risultati infelici) solo da noi.

L'arte, in ogni sua forma, non propone risposte, ma solo, in qualche caso, le giuste domande.
12/10/2007 5:06 PM
 
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Re: Re:
Igor Mortis, 10/12/2007 17.02:


Analisi lucida, ma fallace e deviante.
Il romanzo affronta temi più grandi di se, in un peripatetismo che confonde, disorienta e sfibra il pensatore, cibando di zuccherini i lettori della Domenica.
Un manifesto della banalidad y trivialidad.






De gustibus non disputandum est...

L'arte è bella perchè non è universale.
12/12/2007 6:49 PM
 
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Re: Re:
Igor Mortis, 10/12/2007 17.02:


Il romanzo affronta temi più grandi di se,


Temi più grandi di quelli insiti in sé o più grandi dei forse che si profilano nei d'altronde?
Igor Mortis, 10/12/2007 17.02:


in un peripatetismo che confonde, disorienta e sfibra il pensatore, cibando di zuccherini i lettori della Domenica.


Il pensatore - lettore o il pensatore nel suo gabinetto? E perché escludere a priori gli altri giorni della settimana? E il peripatetismo è semplicemente un'allitterazione di labiali e dentali o l'ammirazione incondizionata per i seguaci di Aristotele?


2/5/2008 3:37 AM
 
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raramente mi sono rotto i coglioni così tanto, guardando un film. noiosissimo, oscenamente piatto.
4/27/2008 5:57 PM
 
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non l'ho visto per la caterva di critica negativa letta in giro.
Ho sentito un'intervista con la Mezzogiorno che parlava di Bardem come di un attore non malvagio, sfoderando un sorrisetto sarcastico. La Mezzogiorno? la Giovanna "suspiria" Mezzogiorno?!?!?
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