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Presidente, che ci facevi li'!

Last Update: 2/8/2007 3:56 PM
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Presidente, che ci facevi li'!
di Max Licari

Nino, non mollare, siamo tutti con te!.

Presidente, tu che sei una persona speciale; tu che sei uno dei pochi massimi dirigenti dal curriculum vergine; tu che puoi vantarti di non aver mai contribuito all’inesorabile decadimento del Sistema-Calcio italiano; tu che, in orgoglioso silenzio, nel giro di tre anni hai insegnato a tutti i fin troppo ciarlieri tuoi colleghi come si gestisce in maniera cristallina una società di calcio, ottenendo straordinari risultati sportivi; tu che, insieme a Lotito, sei stato uno dei pochi coraggiosi a denunciare pubblicamente i ricatti cui sono sottoposti tutti i presidenti d’Italia da parte di non meglio identificate frange di gente che con il calcio nulla ha a che fare; tu che sei uno dei pochissimi orgogli di una città in chiara decadenza come la nostra; tu che, in buona sostanza, sei uno fra i pochissimi a poter scagliare il primo masso di un quintale più che una pietra; tu, Presidente, che cosa ci facevi lì in mezzo al 99% dei personaggi che ha contribuito ad affossare il calcio italiano negli ultimi 15 anni?

O meglio, scusa, io lo so cosa ci facevi: il tuo dovere di presidente, di rappresentante della tua società in una assemblea di categoria. Tuttavia, la domanda che ti faccio, proprio perché retorica, assume paradossalmente ancora più forza. Presidente, cosa hai sentito dentro di te, prestando ascolto alle parole di Colui che, dopo aver traghettato, insieme a Carraro, in trent’anni di carriera da dirigente sportivo, il calcio italiano attraverso una serie interminabile di scandali da far impallidire Sodoma e Gomorra (compreso l’ignominioso tentativo di radiazione del Catania di Massimino nel ‘93), adesso ha la faccia tosta di riproporsi come fautore del rinnovamento, nuovo eroe della palingenesi di un Sistema squallidamente e miseramente crollato, un Sistema marcio cui lui mai nulla ha, in pratica, saputo opporre? E a proposito di Sistema, Presidente, cosa hai provato sentendo dire che i morti ne sono parte ed è necessario andare avanti?

Presidente, mio presidente, cosa hai provato sentendo pontificare di soldi, diritti, giustizia, abbonati (e chi più ne ha più ne metta), quel personaggio somigliante a Fantaman che negli ultimi 15 anni ha sostanzialmente tenuto le redini di un mondo allo sfascio, squassato dalle peggiori nefandezze (violenza negli stadi con morti da vendicare, doping in campo e doping amministrativo, passaporti falsi, scommesse, Caso Catania con conseguente allargamento dei campionati di A e B, Moggiopoli, trasmissioni tv pilotate e quant’altro)? Nino, non hai pensato anche tu “ma questo come fa a parlare adesso, se non è mai riuscito a impedire nulla di nulla di quanto accaduto di vergognoso nel calcio”?

Presidente, non hai pensato anche tu, squadrando in faccia i tuoi colleghi più anziani, di star guardando negli occhi coloro che, di anno in anno, a volte di squadra in squadra, pur conoscendo tutto (e, oh sì, magari disquisendo pomposamente nei salotti televisivi della prima e della seconda repubblica), niente sono riusciti a fare di concreto per far sì che non si andasse verso il suicidio? Non hai pensato anche tu: “ma con quale coraggio umano e civile parlano di ripresa del campionato, di rifiuto delle decisioni straordinarie del Governo di giocare a porte chiuse, questi signori che in 10 anni di visibilissimo decadimento verso il baratro, sono riusciti a fare mille riunioni, seicento tavole rotonde, ottocento talk-show, senza mai tirar fuori le palle al fine di tentare un salvataggio in extremis, magari destituendo i “caporioni” responsabili del massacro (e, anzi, sempre contribuendo a mantener loro ben saldo il prezioso deretano alla poltrona), senza mai estrarre dal cilindro un’idea seria, sempre azzuffandosi per soldi o arbitri?

Presidente, in un momento luttuoso come questo, un momento in cui noi tutti piangiamo Filippo Raciti e la priorità su tutto dovrebbe essere la sicurezza dei cittadini negli stadi e il sostegno al Governo nella strutturazione di una legislazione finalmente seria in materia di prevenzione della violenza, cosa hai provato sentendo parlare il presidente del Napoli e quello dell’Atalanta di... sciopero???!!! Proprio i presidenti di due fra le società purtroppo funestate (come Catania, Roma, Brescia e Verona) da frange di tifosi fra i più violenti d’Italia? Non hai pensato anche tu: “ma come, a Napoli ci sono scontri, accoltellamenti, assalti al Commissariato regolarmente in ogni partita, dovrebbe essere il primo a pregare in ginocchio il Governo di far qualcosa di definitivo contro questi delinquenti, e questo qui se ne viene fuori con una boutade del genere”? Siamo o non siamo alla frutta?

Presidente, come ti sei sentito a essere sballottato, intervistato, vivisezionato da tutte le più importanti testate di carta stampata, tv, radio e siti internet nazionali e internazionali solamente adesso, quando c’è da piangere e da ricostruire dalle macerie, quando c’è giustamente da puntare il dito su di una città chiaramente in difficoltà sotto molti punti di vista, quando c’è magari, malgrado la tua purezza, da pagare per tutti, e in special modo proprio per i tuoi colleghi che purezza non ne hanno respirata molta in questi anni? Come ti sei sentito nell’annegare in tutto questo oceano mediatico proprio tu che, mentre quando la tua squadra stupiva per cristallinità del modello societario ed efficacia dei risultati sportivi, non eri “cagato”, fuori dal ristretto cerchio della stampa catanese, neanche da Tele Ostuni o dal Corriere di Orbetello?

Presidente, mio Presidente, Nino, lo so che tu, purtroppo, devi fare il tuo dovere e devi cercare di volare come una lucida libellula attraverso questo variegato stagno che non meriterebbe gente come te. Però, da catanese, da innamorato del calcio vero, ti voglio fare un appello: non farti coinvolgere troppo, non diventare come loro, rimani “bello dentro” come sei. Anzi, tu che puoi, poniti, insieme a tutti quei presidenti e dirigenti nuovi, non toccati dal precedente Sistema (e ce ne sono), al comando di questo benedetto processo di rigenerazione morale che tutti noi stiamo attendendo. Tu ne hai le qualità e noi ti seguiremo fino in fondo.

E, soprattutto, Presidente, Nino, non ci abbandonare. Sei la nostra unica speranza.


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